Kintsugi: l’arte delle preziose cicatrici

Ott 30, 2022 | Zen shiatsu

 

Il kintsugi (金継ぎ), o kintsukuroi (金繕い), letteralmente “riparare con l’oro”, è una tecnica di restauro ideata alla fine del 1400 da ceramisti giapponesi per riparare tazze in ceramica per la cerimonia del tè, Cha no yu.

Si possono riassumere le tecniche di Kintsugi, in maniera molto semplicistica, raggruppandole in tre categorie:

  • Hibi (ひび) ovvero “crepa”, dove si riparano le semplici crepe.
  • Kake no Kintsugi Rei (欠けの金継ぎ例), riparazione dorata del pezzo mancante, in cui si crea il pezzo mancante su misura, realizzato interamente in lacca e oro.
  • Yobitsugi (呼び継ぎ) ovvero “invito ad aggiustare/unirsi”, dove si utilizza un pezzo proveniente da un’altra porcellana molto simile ma non quello originale.

Quest’arte giapponese prescrive l’uso di un metallo prezioso – che può essere oro o argento liquido o lacca con polvere d’oro – per riunire i pezzi di un oggetto di ceramica rotto, esaltando le nuove nervature create. La tecnica consiste nel riunirne i frammenti dandogli un aspetto nuovo attraverso le cicatrici impreziosite. Ogni pezzo riparato diviene unico e irripetibile, per via della casualità con cui la ceramica si frantuma e delle irregolari, ramificate decorazioni che si formano e che vengono esaltate dal metallo.

Il Kintsugi non è solo una tecnica di restauro, ma ha un forte valore simbolico. Rappresenta la metafora delle fratture, delle crisi e dei cambiamenti che l’individuo può trovarsi ad affrontare durante la vita.

L’idea alla base è che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore. La particolarità di questa pratica risiede nel fatto che il vaso non viene riparato nascondendo le crepe, ma anzi queste vengono sottolineate attraverso l’oro.

Le nostre fratture individuali sono uniche, speciali e ci rendono irripetibili, oltre a farci crescere.

La filosofia Kintsugi è una lezione di vita.

Attraverso la valorizzazione della frattura, il vaso rotto ora ha una nuova storia.

Possiamo chiamarla “l’arte di abbracciare il danno”, possiamo interpretarla come un modo per non solo non vergognarsi delle ferite ma di usarle per diventare migliori.

Il dolore, la sofferenza è parte della vita, se impariamo a sentirlo e a riconoscerlo in primo luogo insegna, dice che si è vivi. Poi, elaborato passa e lascia cambiati, a volte più forti, a volte più saggi. In tutti i casi lascia un segno. Elaborare una ferita è un procedimento lento, e che necessita cura, pazienza e amore, ma garantisce risultati imprevisti e bellissimi, e può rivelare aspetti nascosti e forme nuove e affascinanti.

TAKUMI lifestyle - kintsugi - cover

 

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